Filosofia esistenziale della canapa indiana

4,50

Prima Deriveapprodi 2004

Brossura editoriale, in 8vo, pp. 93

Volume ottimo, come nuovo

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Descrizione

Questo libro scritto di getto, in uno stato di leggera trance mnemonica è il resoconto di uno “psicodramma domestico”. La repressione nei confronti del consumo di canapa indiana, diviene, nello psicodramma, un presupposto: la trasfigurazione di tutti gli attacchi verso il libero arbitrio, le libertà individuali e i diritti civili acquisiti. Il pensiero proibizionista è una restaurazione di modelli punitivi messi in atto contro le libere scelte dell’individuo.

Il modello inquisitorio di controllo sociale totale di questa astorica restaurazione è una delle massime oppressioni verso l’umanità. Una oppressione suggellata da falsità mediatiche prodotte da un pensiero fondamentalista, ottuso e quindi incapace di interpretare la gioia delle tolleranze civili. È la morte contro la vita, e contro questa morte è necessario contrapporsi con l’immaginazione filosofica della vita quotidiana. Dalle lotte, dai mille ricordi, dalle esperienze di tutti i giorni scaturisce il seme di una visione del mondo che vuole sperimentare infiniti stati di coscienza. Una naturale filosofia del dissenso intrisa di una psicoanalisi della sopravvivenza, giocosa, sintetica e largamente condivisa da differenti generazioni di uomini e di donne, oltre il tempo e oltre i luoghi

Questo contributo di scrittura psicodrammatica è una piccola onda comunicativa che si esprime con il movimento del sorriso, al di là dei ceti, al di là dell’arroganza, del danaro e del senso del potere, oltre la manipolazione informativa e comunicativa

Questo piccolo seme piantato si chiama filosofia esistenziale della canapa indiana. Diventerà un albero sempre più genealogico che aiuterà il passaggio a una nuova specie, quella che già si profila dietro la fine evolutiva dell’homo economicus e si apre al futuro dell’homo jucundus.

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